Mamma…chi sono i bambini orfani?

Lui fa così.

Per giorni lo vedi strano, lui che è sempre impeccabile, misurato e calmo diventa irrequieto, scomposto, infastidito e poi a bruciapelo sputa fuori il rospo, ti guarda con quei suoi occhioni limpidi e profondi come un lago antico dalle acque ferme e paziente aspetta che tu risponda alla sua domanda con l’aria innocente di chi ti ha chiesto cosa c’è per pranzo.

Lui ha fatto così stamattina.

Ha aspettato che fossimo in macchina per andare a scuola, imbottigliati nel traffico, mentre facevo mentalmente la lista della spesa e sua sorella canticchiava la sigla di Peppa Pig.

Con lo sguardo rivolto fuori dal finestrino e giocherellando con la cintura di sicurezza, apparentemente ancora mezzo addormentato se n’è uscito con “Mamma….chi sono i bambini orfani”?

La reazione spontanea è rispondere con un’altra domanda: perché me lo chiedi o dove lo hai sentito e cose di questo genere.

Sbagliato! Lui si mette sulla difensiva crede di aver detto/chiesto qualcosa di vietato e si chiude a riccio.

Negli anni, ormai cinque, ho imparato a superare lo shock iniziale e a reagire con il tono più naturale possibile dando l’unica riposta esatta: la verità concetto base.

I bambini orfani sono quelli i cui genitori sono morti, io sono orfana perché il mio papà non c’è più.

Semplice e conciso, i fatti sono fatti, inutile ricamarci intorno piuttosto prendere fiato e prepararsi alle migliaia di domande che seguiranno.

E’ il mio turno di fare una domanda e quindi chiedo dove ha sentito questa parola che non conosceva. Lui sa che è stato adottato e conosce il significato di questa parola, ma quell’altra non abbiamo mai avuto motivo di usarla in casa poiché non sappiamo nulla delle sue origini biologiche.

Immagino che l’abbia sentita a scuola e comincio a pensare di torcere il collo a qualcuno  ma lascio che sia lui a decidere come raccontarmi la cosa per capire da chi e perché è stata pronunciata e quale impressione ne ha ricevuto lui, intanto il cervello lavora a seimila giri al minuto per tenere d’occhio la strada e nel frattempo elaborare possibili risposte o spiegazioni a seconda di come evolverà la conversazione.

In genere quando Jun ha un rospo sullo stomaco fornisce diverse versioni della questione, prima sonda il terreno in modo impersonale come se la cosa non lo riguardasse poi, a seconda delle informazioni che riceve, se lo soddisfano, se le comprende, se le condivide o meno, possono volerci giorni, si arriva alla versione reale e la questione opportunamente sviscerata e chiarita viene archiviata.

Così la prima versione è stata: Luca (compagno di scuola – nome di fantasia) dice che nel cortile ci sono anche i bambini orfani.

E chi sarebbero questi bambini orfani?

Non lo so noi non li conosciamo.

E allora come fa Luca a sapere che sono orfani?

Bhooo!!!

Seconda versione: Alcuni sono bambini della mia classe.

Sono certa che nella tua classe non ci sono bambini orfani poiché conosco i genitori di tutti i tuoi compagni e sono tutti vivi al momento.

Mhmmm!

Terza versione : Luca dice che io sono un bambino orfano!

E finalmente ci siamo….

Amore, secondo me Luca non sa cosa significa la parola orfano, come ti ho detto un bambino è orfano quando il suo papà e la sua mamma sono morti e a quanto mi risulta tuo padre ed io siamo decisamente vivi.

Sei sicura?

Assolutamente.

Posso avere un euro per prendere i popcorn a merenda?

Certo caro.

4 Comments

  1. Slicing Potatoes

    31/05/2017 at 5:07 pm

    A proposito del dire la verità, avevi letto questo post di una donna adottiva? https://devivettori.com/2017/05/10/raccontare-tutto/

    Il tuo post mi ha fatto riflettere. Mi chiedevo, senza arrivare ad una risposta, se alla fine della conversazione non fosse il caso di esplicitare il riferimento ai genitori biologici: sicuramente e’ perfetto ribadire, come hai fatto, che tu e tuo marito siete vivi, ma forse non e’ il caso anche di dire qualcosa riguardo ai genitori della Cina? Anche solo che non si hanno notizie? Perche’ in fondo e’ a loro che si riferiva, senza dirlo, l’aggettivo di “orfano” pronunciato dall’amico, almeno penso. Ti ripeto, e’ solo una riflessione che faccio qui a voce alta. Non conosco la risposta e mi interrogo perché come sai sono nella stessa barca, con domande simili (compagna di giochi di mio figlio rivolta a me: “dov’e’ la sua mamma?”, “Sono qui”, “No, la SUA mamma! E’ morta?”)

    1. life

      31/05/2017 at 10:05 pm

      Giustissima la tua riflessione e infatti l’argomento madre biologica è già stato affrontato, da un po di tempo l’ho inserito nel racconto della nostra storia anche se quando arriviamo a quel punto in genere cambia discorso. Immagino non sia ancora pronto a metabolizzare l’idea di essere stato lasciato o che piuttosto sia preoccupato dall’eventualità che potremmo lasciarlo noi….è un gran bagaglio per un esserino così piccolo.
      Poi i compagni di scuola un flagello….innocenti eh….però ti freddano di primo mattino sulla porta della classe con domande tipo “lui non è nato nella tua pancia vero?”…..sigh

  2. Carmen

    01/06/2017 at 8:15 am

    “verità, modello base”… Mi piace! E che brava, che sangue freddo. Io mi posso solo immaginare come sarà per me rispondere a queste domande… 😉 Grazie per il patrimonio di esperienza che lasci ad altre che come te sono o diventeranno mamme di cuore.

    1. life

      01/06/2017 at 10:56 am

      Cara, sono sicura che sarai una mamma bravissima tu che hai tanta esperienza di vita e di vite che iniziano….e vedrai che l’istinto materno non ha niente a che fare con le cellule ma è tutta una questione di cuore e il tuo sta crescendo piano piano in questa lunga attesa che sembra non finire mai e poi all’improvviso diventerà un ricordo sbiadito.
      Un abbraccio grande

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